Effetto serra
La pubblicazione del secondo rapporto di valutazione dello stato delle
conoscenze sui mutamenti climatici (SAR,Second Assesment Report) dell'IPCC
(Intergovernamental Panel On Climate Change) è un passo fondamentale nello studio
dell'effetto serra .Il SAR raccoglie il lavoro di più di duemila scienziati di tutto il
mondo e tiene conto delle ricerche di altri centinaia . Composto di quattro volumi di
complessive 2000 pagine , è ricco di dati e ricerche scientifiche , per la prima volta
gli esperti di tutto il mondo confermano l'influenza dell'uomo sul clima . L'IPCC afferma
che "Le proiezioni contenute in questo rapporto indicano chiaramente che i futuri
cambiamenti climatici saranno dominati dall'influenza dell'uomo , a meno che la
composizione dell'atmosfera non venga stabilizzata".
Il problema: Le attività umane stanno aumentando la
concentrazione dei gas serra nell'atmosfera , che intrappolano il calore solare
riscaldando la superficie del pianeta, L'IPCC prevede che considerando un moderato tasso
di sviluppo delle attività umane , la concentrazione dei gas serra aumenterà tanto da
causare nel prossimo secolo un aumento della temperatura media di 1,5 - 4 °C ( questo
significa che in alcuni luoghi la temperatura potrebbe anche temporaneamente calare ed in
altri aumentare di molti gradi).La temperatura della superficie terrestre , rispetto al
secolo scorso è già aumentata di 0,3-0.6 °C .
Man mano che il clima cambierà il pianeta reagirà , anche in modo diverso
secondo le aree , a volte in modo tale da accelerare il processo di riscaldamento e in
altre mitigandolo. I fattori critici comprendono l'effetto del riscaldamento delle nubi ,
delle foreste , dei ghiacci e delle correnti oceaniche , l'interconnessione di tali
fattori è ancora difficile da prevedere ; questa lacuna scientifica spiega gli ampi
margini di errore delle attuali previsioni.
I gas serra
Anidride carbonica , metano ,protossido di azoto, clorofluorocarburi, ozono .L'attuale
concentrazione dell'anidride carbonica (CO2) di 358 parti per milione è del 30% più alta
rispetto a 200 anni fa ed è responsabile per il 70% dell'effetto serra ,è la combustione
del petrolio , carbone, gas ,legna e la deforestazione che comportano l'emissione di CO2 .
Un aspetto poco studiato è l'incidenza della CO2 proveniente dai terreni coltivati ,
infatti i terreni contengono grandi quantità di sostanza organica sotto forma
prevalentemente di humus , questo ha un basso indice di mineralizzazione (trasformazione
della sostanza organica ad opera dell'ossigeno e degli enzimi nei componenti originari CO2
, acqua e sali minerali) pari all' 1-3% annuo . Se si praticano scorrette pratiche
agricole (lavorazioni frequenti e o profonde del terreno, lasciare il suolo scoperto dalla
copertura vegetale soprattutto nelle stagioni calde ,bruciatura dei residui colturali
ecc.), l'indice può essere molto superiore ; per cui vi è la concreta possibilità che
anche i terreni coltivati contribuiscano in modo significativo all'emissione netta di CO2.
Gli scienziati non sono ancora riusciti a descrivere un bilancio esatto del ciclo del
carbonio , hanno però quantificato in 5,5 miliardi di tonnellate la CO2 rilasciata dalla
combustione a cui si aggiungono altri 1,6 miliardi di tonnellate causate dal disboscamento
e da altri usi della terra nei tropici , in totale quindi 7.1 ml di t all'anno , di cui
3,3 rimangono nell'atmosfera , 2 vengono assorbiti dagli oceani e 1,8 sembra vengano
principalmente utilizzati dalle foreste non tropicali dell'emisfero settentrionale ,
tuttavia questo processo potrebbe non mantenersi a lungo ( vedi foreste).Il metano
nell'atmosfera è aumentato del 145% esercitando un effetto serra pari a un terzo di
quello della CO2 cioè il 23% , le cause di questo aumento sono meno conosciute , fra di
esse vi possono essere gli allevamenti dei ruminanti (i cui sistemi digerenti producono
metano), le risaie e l'estrazione e l'uso del metano . I livelli di metano crescono oggi
ad una velocità dimezzata rispetto a 20 anni fa , le ragioni di questo fenomeno non sono
chiare . Tutti gli altri gas serra contribuiscono per il restante 7% , il protossido
d'azoto è emesso soprattutto da alcune attività agricole , l'ozono nella bassa atmosfera
è prodotto dalle reazioni fra gli agenti inquinanti presenti nell'atmosfera , i
clorofluorocarburi prodotti dall'industria grazie al protocollo di Montreal , firmato nel
1987 , dovrebbero nei prossimi anni diminuire velocemente.
L'intensificazione dell'effetto
serra è in corso da più di cento anni
Dal 1860 la maggior parte del globo ha avuto un aumento di temperatura della superficie di
0,3 - 0,6 °C , riscaldamento verificatosi soprattutto tra il 1910 e il 1940 e dopo il
1970 , inoltre la maggior parte delle annate più calde del secolo si sono concentrate
negli ultimi 15 anni . I nuovi dati ottenuti con i carotaggi dei ghiacci polari ,
dimostrano che l'incremento del riscaldamento negli ultimi 100 anni è stato il più
veloce nei 10.000 anni passati . Il mare è salito di 10 - 25 cm e l'aumento della
temperatura non interessa solo la superficie ma sta raggiungendo maggiori profondità ,
l'IPCC riporta alcuni recenti studi che rivelano un incremento della temperatura negli
ultimi 20 anni di 0,3 °C nell'Oceano Indiano fino ad una profondità di 800 metri ed
aumenti simili in alcune aree del Pacifico. La temperatura dei continenti è cresciuta
soprattutto alle latitudini temperate dell'emisfero settentrionale , inoltre è aumentata
in vaste aree particolarmente la temperatura notturna , ad esempio nella zona
nord-orientale degli Stati Uniti le notti più calde hanno allungato di circa 11 giorni
negli ultimi 30 anni la stagione priva di gelo . Anche il ciclo idrologico è cambiato, in
tutto l'emisfero settentrionale il manto nevoso dal'88 è notevolmente al di sotto della
media e lo scioglimento primaverile delle nevi è iniziato prima causando inondazioni in
Canada e California. In molti paesi nordici i laghi ed i fiumi congelano con 1-3 settimane
di ritardo e si sciolgono prima e la gran parte dei ghiacciai delle Alpi si sono
notevolmente ridotti . Ricerche condotte sulla pesca sportiva del salmone nel fiume
Sacramento hanno evidenziato causa l'incremento della temperatura una riduzione del 23%
della popolazione . Dal 1950 l'atmosfera che sovrasta gli oceani è diventata più
nuvolosa , ai tropici è aumentato anche il vapore acqueo al di sopra degli oceani e dal
1973 i temporali sono più frequenti , invece su una vasta area delle regioni tropicali e
sub tropicali che va dall'Africa all'Indonesia , le piogge sono diminuite sin dagli anni
60. Dal 89 El Nino ( espansione di una corrente superficiale calda dell'oceano
Pacifico meridionale) ha assunto periodicamente manifestazioni estreme , si è così
registrato un improvviso aumento delle tempeste nell'area settentrionale dell'Atlantico ed
un'eccezionale diminuzione delle piogge in alcune zone tropicali. Sembra che il clima si
stia caratterizzando con una maggiore frequenza di manifestazioni meteorologiche estreme.
Effetto serra - Conseguenze
Previsioni
L'IPCC ha esaminato diversi scenari riguardanti le variazioni delle
emissioni di gas serra nel corso del prossimo secolo , lo scenario medio assume le
proiezioni delle Nazioni Unite per la crescita della popolazione , un continuo aumento
dell'uso del carbone (il maggior emettitore di CO2 tra i combustibili fossili) , sviluppi
solo modesti dell'uso delle fonti energetiche pulite e rinnovabili e una limitazione
graduale delle emissioni del 30%. In queste condizioni si prevede il raddoppio della CO2
nell'atmosfera entro la fine del prossimo secolo .Vi sono poi gli aspetti di feedback ,
cioè cambiamenti provocati dall'aumento della temperatura che causano essi stessi aumento
di temperatura , l'insieme di tutto questo porta a prevedere aumenti medi di temperatura
di 2-3 °C con vaste zone , come quella comprendente il nord Africa ,l'Asia occidentale e
centrale , l'Europa e gli Stati Uniti con aumenti di 4 -5°C e tutta l'area sub Artica con
aumenti di 5- 10 °C . Principali fattori di feedback : ghiaccio e neve che
riflettono la luce del sole raffreddando il pianeta , aumentandone lo scioglimento si
scopre più terra e mare che assorbendo così più raggi solari si scalda provocando un
ulteriore scioglimento di ghiaccio e neve .Inoltre le temperature più alte
intensificheranno sia l'evaporazione sia la capacità dell'atmosfera di trattenere più vapore
acqueo che essendo un potente gas serra incrementerà ulteriormente la temperatura
.L'effetto dell'aumento delle nubi non è ancora chiarito , infatti riflettono
parte delle radiazioni solari nello spazio , però creano anche una copertura che
trattiene il calore con un effetto di riscaldamento soprattutto notturno .Le foreste rappresentano
uno dei maggiori depositi di carbonio, tale funzione potrebbe essere scardinata (vedi pag.
deforestazione) e una gran quantità di carbonio potrebbe passare da queste all'atmosfera
sotto forma di CO2 . L'interazione di tutti questi fattori è di difficile previsione
rendendo ancora più inquietante la definizione delle reali conseguenze ,così mentre il
clima cambia velocemente è sempre più probabile che si verifichino sorprese e
cambiamenti improvvisi ed inaspettati .L'IPCC ritiene che fra le manifestazioni
inaspettate dobbiamo annoverare un consistente scioglimento della calotta di ghiaccio
dell'Antartide che potrebbe causare un rapido innalzamento dei livelli del mare in tutto
il mondo , potrebbe anche verificarsi un cambiamento delle correnti oceaniche profonde ,
il così detto "nastro trasportatore" (corrente del golfo) che attualmente
mantiene nel Nord Atlantico ed in parte dell'Europa temperature più elevate di alcuni
gradi , se ciò dovesse verificarsi si avrebbe come incredibile effetto un immediato
abbassamento della temperatura in queste zone . Risulta così evidente che cambiamenti
anche relativamente modesti delle temperature medie globali possono innescare mutamenti
regionali ben più drammatici. Lo scenario medio dell'IPCC prevede un innalzamento del
livello del mare di circa un metro , localmente però potrà essere anche solo di 30-50 cm
oppure di 2-3 metri a causa delle differenze regionali di distribuzione del calore e dei
cambiamenti nella circolazione oceanica . Tutte le catastrofi che risulteranno da questi
cambiamenti riguardano comunque uno scenario medio , se poi non si riuscirà a ridurre del
30% le emissioni o se gli effetti feedback risulteranno superiori al previsto la
situazione potrà essere molto peggiore.
Le foreste.
I vegetali sono molto sensibili ai cambiamenti climatici perché molte
specie sono caratterizzate da nicchie ecologiche con ambiti di tolleranza rispetto alla
temperatura molto ristretti , un aumento di 1 °C sarebbe sufficiente ad eliminare molte
specie che dovrebbero migrare o soccombere , solo che la velocità di cambiamento
climatico in molte aeree sarà tale che potrebbe provocarne l'estinzione .Così mentre i
modelli più semplici indicano che le foreste tropicali si espanderanno è probabile che
la realtà sarà molto diversa , l'aumento di temperatura previsto per il prossimo secolo
potrebbe far spostare le zone climatiche tipiche delle latitudini medie di 160-640 km
verso il polo ,uno spostamento troppo veloce per le foreste , di conseguenza come afferma
l'IPCC alcuni tipi di foreste potrebbero sparire del tutto .In alcune zone delle
latitudini temperate ad esempio negli Stati Uniti si potranno verificare forti siccità
che favoriranno gli incendi forestali e la proliferazione di insetti nocivi , anche ai
tropici l'aumento di temperatura e soprattutto le variazioni nella piovosità indurranno
forti rischi nella sopravvivenza delle foreste .Le strategie adottate finora per
proteggere la biodiversità ne aumenteranno la vulnerabilità , infatti buona parte della
biodiversità del pianeta viene protetta all'interno di parchi nazionali o riserve che con
lo spostamento delle zone climatiche si trasformeranno in trappole in cui ecosistemi unici
, in molte di queste aree si estingueranno .
Praterie e pascoli.
In particolare le praterie africane , che negli ultimi 25 anni sono
state teatro delle siccità e carestie più gravi , in futuro saranno probabilmente
colpite da analoghi fenomeni con portata sempre maggiore , con il conseguente degrado ed
una accelerazione della desertificazione . La desertificazione si trasformerebbe in
fenomeno irreversibile se l'ambiente diverrà più arido e la terra subirà un processo di
degrado causato dall'erosione e dalla compattazione del suolo. Nelle pampas sudamericane
l'IPCC prevede che i raccolti e la produzione potrebbero scendere drasticamente .In tutto
il mondo le condizioni dei pascoli peggioreranno , aumenterà il contenuto di carbonio
nell'erba a scapito dell'azoto diminuendone il valore nutritivo per gli animali e
favorendo lo sviluppo di specie legnose , tendenza già in atto in tutte le praterie .
I deserti.
I modelli climatici indicano che i
deserti diventeranno ancora più caldi , la pioggia quando arriverà , si presenterà
sotto forma di violenti temporali e provocherà inondazioni e fenomeni erosivi , quindi la
sopravvivenza di animali e piante che già vivono in condizioni limite sarà gravemente
minacciata .
Le montagne.
Se in pianura le specie devono migrare di circa 150 Km verso nord per
neutralizzare laumento di 1 °C , in montagna basta salire di 150-200 metri di quota
per avere lo stesso effetto , i fianchi delle montagne sono caratterizzati da
unampia variabilità di habitat e di nicchie climatiche che si sviluppano una
accanto allaltra , si verificherà quindi uno spostamento verso lalto delle
specie proporzionale allaumento locale della temperatura . Con un aumento di 4°C
avremo spostamenti verso lalto di 600-800 metri con la conseguenza che le specie
endemiche delle cime saranno a grave rischi di estinzione e visto che le montagne alle
quote maggiori hanno superfici più limitate rispetto alle quote inferiori , le
popolazioni delle specie che si rifugeranno verso lalto saranno destinate a
diminuire .
I ghiacci.
L'aumento di temperatura porterà allo scioglimento dei ghiacci e del
permafrost e ridurrà la copertura nevosa invernale in vaste aree del pianeta , l'impatto
sullo scioglimento stagionale delle nevi e sulla portata dei fiumi avrà conseguenze
sull'ambiente e sull'uso del suolo in aree ancora più vaste , danneggiando numerose
attività umane , dall'agricoltura alla produzione di energia idroelettrica. L'IPCC indica
che i cambiamenti nella criosfera saranno la più rapida e drammatica manifestazione dei
mutamenti climatici . Entro il 2100 potrebbero sparire da un terzo alla metà dei
ghiacciai di montagna , ridursi del 70% la durata del manto nevoso nelle Grandi Pianure
degli Stati Uniti , lo scioglimento del 16% del permafrost entro il 2050 e la sua
scomparsa nell'Europa Settentrionale . Sempre per tale data l'intera costa artica
rimarrebbe libera dai ghiacci per cinque mesi all'anno , permettendone lo sviluppo
economico .
Laghi fiumi e zone umide.
Il ciclo idrologico sarà più veloce perché le temperature più
elevate aumenteranno l'evaporazione aumentando le piogge , pioverà di più soprattutto
nelle regioni costiere , mentre nelle regioni più interne , specialmente ai tropici, le
piogge diminuiranno. Gli ecosistemi di acqua dolce verranno colpiti anche dall'aumento
della temperatura , negli Stati Uniti ad esempio l'aumento anche di soli 2 °C delle acque
fredde dei fiumi ridurrebbe di un quarto gli habitat riducendo la quantità e le specie di
pesci .Cambiamenti anche modesti del regime delle piogge determinano generalmente una
forte variabilità del flusso favorendo inondazioni di portata inusuale che fra l'altro
scavando i letti dei fiumi impoveriscono la biomassa per lunghi periodi. Le zone umide
occupavano il 5% della superficie terrestre , di cui la metà sono già state fatte
sparire per estrarne torba o con opere di bonifica , con l'aumento dell'evaporazione
diminuiranno ulteriormente . Con un aumento di 3-4 °C l'85% delle zone umide dell'Europa
meridionale scomparirebbe e le grandi foreste paludose del Borneo rimarrebbero asciutte
per alcuni periodi dell'anno ; favorendo gli incendi della torba che hanno già distrutto
milioni di ettari di foresta negli ultimi anni , spargendo una coltre di fumo per migliaia
di chilometri. Particolarmente gravi sarebbero gli effetti nella tundra e nelle regioni
artiche , dove gli strati di permafrost impediscono il drenaggio del terreno , se questi
si sciogliessero vaste aree di torba si seccherebbero e l'attuale copertura di abete nero
, sfagno e licheni sarebbe sostituita dall'erba.
Le zone costiere e piccole isole.
Le conseguenze di un innalzamento del livello del mare , dell'aumento
della violenza delle tempeste sarebbero gravissime in queste zone , già oggi 50 milioni
di persone sono soggette alle inondazioni provocate da tempeste e diventerebbero molte di
più se il livello del mare si alzasse anche solo di 1 metro . Studi recenti indicano che
il 17% del Bangladesh potrebbe sparire mettendo a rischio 70 milioni di persone ,
altrettante in Cina .In tutto il mondo l'innalzamento delle acque determinerà il ritiro
della linea costiera (il 70% dei litorali è già in contrazione) mettendo in pericolo le
dune sabbiose , le lagune costiere e la loro fauna .L'aumento di temperatura aumenterà il
rischi di invasione di specie esotiche con conseguenze che talvolta potranno essere
catastrofiche . Le barriere coralline sono a grave rischio , fra l'altro pur coprendo solo
l'1% della superficie del pianeta contengono circa il 4-5% delle specie , alcune ricerche
mostrano che le barriere coralline se sono in buono stato possono crescere mantenendo il
passo con l'innalzamento delle acque ; dato che la temperatura ideale per la loro crescita
si aggira tra i 25-28 °C sono molto sensibili ad aumenti della temperatura dell'acqua .
Le temperature eccezionalmente calde registrate nei mari tropicali negli ultimi anni hanno
causato un vasto fenomeno di "sbiancamento" dei coralli che se le condizioni
persistono potrebbero portare alla loro morte . Gli atolli rappresentano secondo la
definizione dell'IPCC "un ambiente tra i più sensibili alle variazioni climatiche a
lungo termine e all'innalzamento del livello del mare".
Gli oceani.
Il riscaldamento del globo aumenterà la temperatura delle acque marine
, specialmente vicino alla superficie , e modificherà le correnti oceaniche , le onde e
la salinità ; anche i cambiamenti che si verificheranno sulle terre emerse influiranno
sulle modificazioni negli oceani , soprattutto nelle aree costiere dove la quantità e la
qualità della portata dei fiumi cambierà drasticamente , così la geografia degli
ecosistemi marini subirà profondi cambiamenti , con la conseguenza del collasso di alcune
zone di pesca e l'esplosione di altre a seconda di particolari eventi climatici e
oceanografici locali .Nessuno sa come le correnti di risalita , che portano le sostanze
nutrienti alla superficie risponderanno ai mutamenti climatici , ma si teme che il
riscaldamento del pianeta possa indebolire la circolazione oceanica in generale , con una
fortissima riduzione delle sostanze nutrienti che risalgono in superficie , la velocità
del cambiamento sarà un fattore cruciale . Entro 50 anni afferma l'IPCC , le variazioni
climatiche potrebbero diventare più importanti della pesca eccessiva come minaccia per le
risorse ittiche , sarà comunque difficile distinguere i due fattori dal momento che
avanzano insieme , ad esempio il crollo della pesca del merluzzo al largo delle coste del
Canada è stato causato dal combinarsi dello stress ambientale e della pesca eccessiva .
L'agricoltura.
Le ricerche condotte fino ad oggi mostrano che nel complesso si avranno
effetti moderati sulla produzione agricola mondiale , grazie anche all'effetto
fertilizzante di una maggiore concentrazione di CO2 nell'atmosfera ; però le variazioni
regionali dei mutamenti climatici produrranno sostanziali variazioni locali nei raccolti
che saranno più a rischio nelle aree tropicali e subtropicali proprio dove vivono i
popoli più poveri del mondo . Ai fini della valutazione del rischio di fame ,
malnutrizione e carestie è più importante la disponibilità locale di alimenti che la
produzione mondiale , inoltre molto dipenderà dalla capacità degli agricoltori di
adattarsi al cambiamento e alla crescente incertezza del clima , tutto questo potrebbe
rivelarsi un peso insostenibile per i paesi in via di sviluppo situati nelle aree più
critiche .
Industria e infrastrutture.
Questi sistemi soprattutto se ben strutturati dovrebbero essere più
resistenti ai mutamenti climatici , considerando poi che vengono regolarmente rinnovati ,
potranno essere adattati ai cambiamenti , tuttavia come indica il rapporto , le
infrastrutture che hanno una vita lunga , come ponti , dighe e costruzioni su coste basse
sono sensibili a variazioni rapide ed all'aumento della frequenza e dell'intensità di
manifestazioni climatiche estreme.
La salute
I cambiamenti climatici eserciteranno un'influenza molto vasta e
dannosa sulla salute dell'uomo , con consistenti perdite di vite; nelle città , anche
comprese in zone temperate , ondate di calore più lunghe e più intense causeranno la
morte di migliaia di persone per problemi di cuore e di respirazione . Con l'aumento delle
temperature , alcune forme di inquinamento , i pollini , le spore , le muffe diventeranno
più pericolosi ; manifestazioni climatiche estese come gli uragani , uccideranno e
feriranno , anche contaminando l'acqua potabile e infliggendo seri danni psicologici . In
molte aree la penuria di cibo e di acqua causerà malattie e carestie .L'attuale clima
già più caldo e talvolta anche più umido sta favorendo la diffusione di alcune malattie
infettive come la malaria , le febbri emorragiche , la febbre gialla e l'oncocercosi al di
là delle regioni dove erano endemiche ,tendenza destinata purtroppo ad intensificarsi ,
entro in 2100 il 60% della popolazione mondiale vivrà in zone potenzialmente malariche ,
compresi gli abitanti di alcune zone temperate .Gli sbalzi di pressione destinati ad
intensificarsi causa l'aumento della variabilità influenzano il sistema neurovegetativo e
neuroendocrino con alcune spiacevoli conseguenze : aumento della sensibilità al dolore
soprattutto per chi soffre di reumatismi , dolori muscolari o ha subito fratture ossee ;
possono influire anche sulla psiche con cambiamenti di umore e comportamento carenza di
concentrazione ed irritabilità ,ansia e depressione.
Note conclusive
Quando si parla dell'effetto serra si pensa ad un fenomeno che
riguarderà le generazioni future e che comunque se il clima cambia , in alcune zone si
starà anche meglio di adesso ; l'IPCC ci dice invece che il cambiamento è già
fortemente in atto e che si intensificherà , inoltre rispetto alle attività umane (e
alla sopravvivenza di intere specie) il clima si deteriorerà progressivamente con effetti
catastrofici in vaste aree del pianeta . La maggior parte delle persone che hanno letto
queste righe fra 30 anni sarà ancora viva e si troverà ad affrontare ormai già anziane
un mondo molto più difficile , dobbiamo fare uno sforzo personale per favorire
concretamente tutto quanto ci potrà aiutare a cambiare strada .
La proposta
I numeri
Nell'atmosfera sono attualmente presenti 800 miliardi di tonnellate di
CO2 che divise per la superficie delle terre emerse danno circa kg 5,5 di CO2 per mq ,
pari a kg 2 di carbonio ; come si vede nella pagina dedicata all'humus , nel mq di terreno
abbiamo in media kg 3 di humus , corrispondenti a kg 1,5 di carbonio , se ne trova quindi
sotto forma di humus un quantità pari al 75% di quello presente nell'atmosfera come CO2 ,
questi calcoli medi , pur essendo teorici , danno una sufficiente indicazione sull'ordine
delle grandezze in corso . Non si considera il carbonio che costituisce la biosfera (
piante , animali , insetti , funghi , batteri ecc.),da cui tramite processi naturali,
deriva l'humus Processi in cui l'uomo è intervenuto pesantemente e prevalentemente in
senso contrario,favorendone la mineralizzazione ( trasformazione in CO2 , acqua e sali minerali) , tramite la desertificazione , la
deforestazione , l'urbanizzazione e pratiche agricole scorrette .
CO2 trasformata in humus
Si tratta perciò di invertire il processo e trasformare una parte
significativa della CO2 in humus , utilizzando le tecniche agricole opportune .In questa
prospettiva il terreno va quindi visto come un ecosistema planetario interagente in modo
sostanziale , non solo con la biosfera ma anche con l'atmosfera e sul quale l'uomo può
intervenire correttamente, modificando così anche l'atmosfera . Questo principio generale
va evidentemente adattato alle realtà pedoclimatiche locali , riportiamo comunque alcuni
esempi riferiti a colture in clima temperato continentale per le quali si utilizzino tutte
le corrette tecniche agricole .
Le tecniche
In agricoltura si coltiva per ottenere una produzione vendibile o
comunque utilizzabile nel contesto aziendale , se invece la produzione è finalizzata al
sovescio ( la massa vegetale viene prima triturata quindi lasciata appassire alcuni giorni
e poi interrata ) , si mira ad un incremento della fertilità al fine di migliorare le
future produzioni . La stessa tecnica può essere impiegata con lo scopo primario di
"immagazzinare" la CO2 sotto forma di humus nel terreno , incrementandone nel
contempo la fertilità . Dobbiamo anche considerare che oltre ad apportare nuovo humus
vogliamo mantenere quello già presente , si utilizzeranno perciò tutti gli accorgimenti
atti a tenere il più basso possibile l'indice di mineralizzazione e l'erosione del
terreno (evitare , quanto possibile le lavorazioni , non lasciarlo mai nudo cioè privo di
copertura vegetale , coltivare colture intercalari e o consociate ecc.) . Vanno quindi
utilizzate colture che producano la maggior massa possibile , triturate quando il rapporto
fra massa vegetale e lignificazione sia ottimale (dalla lignina si ha la maggior resa e si
ottiene l'humus più duraturo) , interrate superficialmente e subito di seguito va
seminata un'altra specie che se anche per motivi climatici non arriverà a maturazione ,
produrrà comunque della biomassa e terrà così coperto il terreno durante l'inverno o
l'estate . Ad esempio si può seminare il mais in maggio con sovescio a fine settembre
ottenendo ad ettaro una massa vegetale di 70 tonnellate , contenente il 30% di sostanza
organica pari a 21 t con indice isoumico K1 (indice che esprime quanto humus si ottiene
dalla sostanza organica di partenza ) del 20% si hanno 4,2 t di humus .Si semina quindi un
erbaio autunno-primaverile con sovescio in aprile , biomassa di 43 t al 12% di sostanza
organica e con K1 25% abbiamo 1,3 t di humus ; in totale 5,5 t pari a 2,75 t di
carbonio annue, corrispondenti a kg 0,275 di carbonio per mq .Se si vuole
invece salvaguardare la coltura principale (nell'esempio precedente portare il mais fino a
maturazione per poi raccogliere la granella ) , interrando comunque i residui da cui a
seconda della specie coltivata si avranno da 0,5 a 1,5 t/ha di humus e praticando le
colture intercalari che nel caso degli erbai potranno essere , in relazione al ciclo
biologico della coltura principale, autunno-primaverili o primaverili , da questi si
otterranno altre 1-1,5 t con un totale medio di 2,5 t pari a 1,25 t di carbonio annue
. Qualora invece si asportasse completamente la coltura principale e si utilizzassero solo
i sovesci delle intercalari si avrebbe di media 1 t/ha pari a 0,5 t di carbonio .
Da questi esempi si evidenzia chiaramente come la produzione agricola influenzi in modo
determinante il ciclo del carbonio, è evidente che la rilevanza della proposta dipenderà
dalla superficie che potrà essere utilizzata a tale scopo . Se ad esempio mondialmente si
ponesse l'obiettivo di trasformare annualmente un miliardo di tonnellate di carbonio ( il
30% delle emissioni che rimangono nell'atmosfera) , utilizzando terreni esclusivamente
finalizzati alla produzione di humus avremmo 1:2,75=364 milioni di ettari ( 9% delle terre
coltivate) ; per terreni nella quale si salvaguardia la produzione principale 1:1,25=800
milioni di ettari (19% delle terre coltivate) ; per terreni nei quali si utilizzano solo
le intercalari 1:0,5=2 miliardi di ettari (47% delle terre coltivate). Evidentemente va
proposta una trasformazione dell'agricoltura a livello mondiale che avrà inoltre grandi
ricadute positive sia per l'agricoltura che per il territorio .
Ulteriori approfondimenti:
HUMUS |