Il giornalino
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Ecologia
  

L' effetto serra, conseguenze e proposte.

di Marco Pialorsi


Il problema. I gas serra.

L'intensificazione dell'effetto serra è in corso da più di cento anni

Conseguenze

Proposte

Humus


Effetto serra

La pubblicazione del secondo rapporto di valutazione dello stato delle conoscenze sui mutamenti climatici (SAR,Second Assesment Report) dell'IPCC (Intergovernamental Panel On Climate Change) è un passo fondamentale nello studio dell'effetto serra .Il SAR raccoglie il lavoro di più di duemila scienziati di tutto il mondo e tiene conto delle ricerche di altri centinaia . Composto di quattro volumi di complessive 2000 pagine , è ricco di dati e ricerche scientifiche , per la prima volta gli esperti di tutto il mondo confermano l'influenza dell'uomo sul clima . L'IPCC afferma che "Le proiezioni contenute in questo rapporto indicano chiaramente che i futuri cambiamenti climatici saranno dominati dall'influenza dell'uomo , a meno che la composizione dell'atmosfera non venga stabilizzata".

Il problema: Le attività umane stanno aumentando la concentrazione dei gas serra nell'atmosfera , che intrappolano il calore solare riscaldando la superficie del pianeta, L'IPCC prevede che considerando un moderato tasso di sviluppo delle attività umane , la concentrazione dei gas serra aumenterà tanto da causare nel prossimo secolo un aumento della temperatura media di 1,5 - 4 °C ( questo significa che in alcuni luoghi la temperatura potrebbe anche temporaneamente calare ed in altri aumentare di molti gradi).La temperatura della superficie terrestre , rispetto al secolo scorso è già aumentata di 0,3-0.6 °C .

 Man mano che il clima cambierà il pianeta reagirà , anche in modo diverso secondo le aree , a volte in modo tale da accelerare il processo di riscaldamento e in altre mitigandolo. I fattori critici comprendono l'effetto del riscaldamento delle nubi , delle foreste , dei ghiacci e delle correnti oceaniche , l'interconnessione di tali fattori è ancora difficile da prevedere ; questa lacuna scientifica spiega gli ampi margini di errore delle attuali previsioni.

 

I gas serra

Anidride carbonica , metano ,protossido di azoto, clorofluorocarburi, ozono .L'attuale concentrazione dell'anidride carbonica (CO2) di 358 parti per milione è del 30% più alta rispetto a 200 anni fa ed è responsabile per il 70% dell'effetto serra ,è la combustione del petrolio , carbone, gas ,legna e la deforestazione che comportano l'emissione di CO2 . Un aspetto poco studiato è l'incidenza della CO2 proveniente dai terreni coltivati , infatti i terreni contengono grandi quantità di sostanza organica sotto forma prevalentemente di humus , questo ha un basso indice di mineralizzazione (trasformazione della sostanza organica ad opera dell'ossigeno e degli enzimi nei componenti originari CO2 , acqua e sali minerali) pari all' 1-3% annuo . Se si praticano scorrette pratiche agricole (lavorazioni frequenti e o profonde del terreno, lasciare il suolo scoperto dalla copertura vegetale soprattutto nelle stagioni calde ,bruciatura dei residui colturali ecc.), l'indice può essere molto superiore ; per cui vi è la concreta possibilità che anche i terreni coltivati contribuiscano in modo significativo all'emissione netta di CO2. Gli scienziati non sono ancora riusciti a descrivere un bilancio esatto del ciclo del carbonio , hanno però quantificato in 5,5 miliardi di tonnellate la CO2 rilasciata dalla combustione a cui si aggiungono altri 1,6 miliardi di tonnellate causate dal disboscamento e da altri usi della terra nei tropici , in totale quindi 7.1 ml di t all'anno , di cui 3,3 rimangono nell'atmosfera , 2 vengono assorbiti dagli oceani e 1,8 sembra vengano principalmente utilizzati dalle foreste non tropicali dell'emisfero settentrionale , tuttavia questo processo potrebbe non mantenersi a lungo ( vedi foreste).Il metano nell'atmosfera è aumentato del 145% esercitando un effetto serra pari a un terzo di quello della CO2 cioè il 23% , le cause di questo aumento sono meno conosciute , fra di esse vi possono essere gli allevamenti dei ruminanti (i cui sistemi digerenti producono metano), le risaie e l'estrazione e l'uso del metano . I livelli di metano crescono oggi ad una velocità dimezzata rispetto a 20 anni fa , le ragioni di questo fenomeno non sono chiare . Tutti gli altri gas serra contribuiscono per il restante 7% , il protossido d'azoto è emesso soprattutto da alcune attività agricole , l'ozono nella bassa atmosfera è prodotto dalle reazioni fra gli agenti inquinanti presenti nell'atmosfera , i clorofluorocarburi prodotti dall'industria grazie al protocollo di Montreal , firmato nel 1987 , dovrebbero nei prossimi anni diminuire velocemente.

 

L'intensificazione dell'effetto serra è in corso da più di cento anni

Dal 1860 la maggior parte del globo ha avuto un aumento di temperatura della superficie di 0,3 - 0,6 °C , riscaldamento verificatosi soprattutto tra il 1910 e il 1940 e dopo il 1970 , inoltre la maggior parte delle annate più calde del secolo si sono concentrate negli ultimi 15 anni . I nuovi dati ottenuti con i carotaggi dei ghiacci polari , dimostrano che l'incremento del riscaldamento negli ultimi 100 anni è stato il più veloce nei 10.000 anni passati . Il mare è salito di 10 - 25 cm e l'aumento della temperatura non interessa solo la superficie ma sta raggiungendo maggiori profondità , l'IPCC riporta alcuni recenti studi che rivelano un incremento della temperatura negli ultimi 20 anni di 0,3 °C nell'Oceano Indiano fino ad una profondità di 800 metri ed aumenti simili in alcune aree del Pacifico. La temperatura dei continenti è cresciuta soprattutto alle latitudini temperate dell'emisfero settentrionale , inoltre è aumentata in vaste aree particolarmente la temperatura notturna , ad esempio nella zona nord-orientale degli Stati Uniti le notti più calde hanno allungato di circa 11 giorni negli ultimi 30 anni la stagione priva di gelo . Anche il ciclo idrologico è cambiato, in tutto l'emisfero settentrionale il manto nevoso dal'88 è notevolmente al di sotto della media e lo scioglimento primaverile delle nevi è iniziato prima causando inondazioni in Canada e California. In molti paesi nordici i laghi ed i fiumi congelano con 1-3 settimane di ritardo e si sciolgono prima e la gran parte dei ghiacciai delle Alpi si sono notevolmente ridotti . Ricerche condotte sulla pesca sportiva del salmone nel fiume Sacramento hanno evidenziato causa l'incremento della temperatura una riduzione del 23% della popolazione . Dal 1950 l'atmosfera che sovrasta gli oceani è diventata più nuvolosa , ai tropici è aumentato anche il vapore acqueo al di sopra degli oceani e dal 1973 i temporali sono più frequenti , invece su una vasta area delle regioni tropicali e sub tropicali che va dall'Africa all'Indonesia , le piogge sono diminuite sin dagli anni 60. Dal 89 El Nino ( espansione di una corrente superficiale calda dell'oceano Pacifico meridionale) ha assunto periodicamente manifestazioni estreme , si è così registrato un improvviso aumento delle tempeste nell'area settentrionale dell'Atlantico ed un'eccezionale diminuzione delle piogge in alcune zone tropicali. Sembra che il clima si stia caratterizzando con una maggiore frequenza di manifestazioni meteorologiche estreme.

 


Effetto serra - Conseguenze

Previsioni

L'IPCC ha esaminato diversi scenari riguardanti le variazioni delle emissioni di gas serra nel corso del prossimo secolo , lo scenario medio assume le proiezioni delle Nazioni Unite per la crescita della popolazione , un continuo aumento dell'uso del carbone (il maggior emettitore di CO2 tra i combustibili fossili) , sviluppi solo modesti dell'uso delle fonti energetiche pulite e rinnovabili e una limitazione graduale delle emissioni del 30%. In queste condizioni si prevede il raddoppio della CO2 nell'atmosfera entro la fine del prossimo secolo .Vi sono poi gli aspetti di feedback , cioè cambiamenti provocati dall'aumento della temperatura che causano essi stessi aumento di temperatura , l'insieme di tutto questo porta a prevedere aumenti medi di temperatura di 2-3 °C con vaste zone , come quella comprendente il nord Africa ,l'Asia occidentale e centrale , l'Europa e gli Stati Uniti con aumenti di 4 -5°C e tutta l'area sub Artica con aumenti di 5- 10 °C . Principali fattori di feedback : ghiaccio e neve che riflettono la luce del sole raffreddando il pianeta , aumentandone lo scioglimento si scopre più terra e mare che assorbendo così più raggi solari si scalda provocando un ulteriore scioglimento di ghiaccio e neve .Inoltre le temperature più alte intensificheranno sia l'evaporazione sia la capacità dell'atmosfera di trattenere più vapore acqueo che essendo un potente gas serra incrementerà ulteriormente la temperatura .L'effetto dell'aumento delle nubi non è ancora chiarito , infatti riflettono parte delle radiazioni solari nello spazio , però creano anche una copertura che trattiene il calore con un effetto di riscaldamento soprattutto notturno .Le foreste rappresentano uno dei maggiori depositi di carbonio, tale funzione potrebbe essere scardinata (vedi pag. deforestazione) e una gran quantità di carbonio potrebbe passare da queste all'atmosfera sotto forma di CO2 . L'interazione di tutti questi fattori è di difficile previsione rendendo ancora più inquietante la definizione delle reali conseguenze ,così mentre il clima cambia velocemente è sempre più probabile che si verifichino sorprese e cambiamenti improvvisi ed inaspettati .L'IPCC ritiene che fra le manifestazioni inaspettate dobbiamo annoverare un consistente scioglimento della calotta di ghiaccio dell'Antartide che potrebbe causare un rapido innalzamento dei livelli del mare in tutto il mondo , potrebbe anche verificarsi un cambiamento delle correnti oceaniche profonde , il così detto "nastro trasportatore" (corrente del golfo) che attualmente mantiene nel Nord Atlantico ed in parte dell'Europa temperature più elevate di alcuni gradi , se ciò dovesse verificarsi si avrebbe come incredibile effetto un immediato abbassamento della temperatura in queste zone . Risulta così evidente che cambiamenti anche relativamente modesti delle temperature medie globali possono innescare mutamenti regionali ben più drammatici. Lo scenario medio dell'IPCC prevede un innalzamento del livello del mare di circa un metro , localmente però potrà essere anche solo di 30-50 cm oppure di 2-3 metri a causa delle differenze regionali di distribuzione del calore e dei cambiamenti nella circolazione oceanica . Tutte le catastrofi che risulteranno da questi cambiamenti riguardano comunque uno scenario medio , se poi non si riuscirà a ridurre del 30% le emissioni o se gli effetti feedback risulteranno superiori al previsto la situazione potrà essere molto peggiore.

Le foreste.

I vegetali sono molto sensibili ai cambiamenti climatici perché molte specie sono caratterizzate da nicchie ecologiche con ambiti di tolleranza rispetto alla temperatura molto ristretti , un aumento di 1 °C sarebbe sufficiente ad eliminare molte specie che dovrebbero migrare o soccombere , solo che la velocità di cambiamento climatico in molte aeree sarà tale che potrebbe provocarne l'estinzione .Così mentre i modelli più semplici indicano che le foreste tropicali si espanderanno è probabile che la realtà sarà molto diversa , l'aumento di temperatura previsto per il prossimo secolo potrebbe far spostare le zone climatiche tipiche delle latitudini medie di 160-640 km verso il polo ,uno spostamento troppo veloce per le foreste , di conseguenza come afferma l'IPCC alcuni tipi di foreste potrebbero sparire del tutto .In alcune zone delle latitudini temperate ad esempio negli Stati Uniti si potranno verificare forti siccità che favoriranno gli incendi forestali e la proliferazione di insetti nocivi , anche ai tropici l'aumento di temperatura e soprattutto le variazioni nella piovosità indurranno forti rischi nella sopravvivenza delle foreste .Le strategie adottate finora per proteggere la biodiversità ne aumenteranno la vulnerabilità , infatti buona parte della biodiversità del pianeta viene protetta all'interno di parchi nazionali o riserve che con lo spostamento delle zone climatiche si trasformeranno in trappole in cui ecosistemi unici , in molte di queste aree si estingueranno .

Praterie e pascoli.

In particolare le praterie africane , che negli ultimi 25 anni sono state teatro delle siccità e carestie più gravi , in futuro saranno probabilmente colpite da analoghi fenomeni con portata sempre maggiore , con il conseguente degrado ed una accelerazione della desertificazione . La desertificazione si trasformerebbe in fenomeno irreversibile se l'ambiente diverrà più arido e la terra subirà un processo di degrado causato dall'erosione e dalla compattazione del suolo. Nelle pampas sudamericane l'IPCC prevede che i raccolti e la produzione potrebbero scendere drasticamente .In tutto il mondo le condizioni dei pascoli peggioreranno , aumenterà il contenuto di carbonio nell'erba a scapito dell'azoto diminuendone il valore nutritivo per gli animali e favorendo lo sviluppo di specie legnose , tendenza già in atto in tutte le praterie .

I deserti.

I modelli climatici indicano che i deserti diventeranno ancora più caldi , la pioggia quando arriverà , si presenterà sotto forma di violenti temporali e provocherà inondazioni e fenomeni erosivi , quindi la sopravvivenza di animali e piante che già vivono in condizioni limite sarà gravemente minacciata .

Le montagne.

Se in pianura le specie devono migrare di circa 150 Km verso nord per neutralizzare l’aumento di 1 °C , in montagna basta salire di 150-200 metri di quota per avere lo stesso effetto , i fianchi delle montagne sono caratterizzati da un’ampia variabilità di habitat e di nicchie climatiche che si sviluppano una accanto all’altra , si verificherà quindi uno spostamento verso l’alto delle specie proporzionale all’aumento locale della temperatura . Con un aumento di 4°C avremo spostamenti verso l’alto di 600-800 metri con la conseguenza che le specie endemiche delle cime saranno a grave rischi di estinzione e visto che le montagne alle quote maggiori hanno superfici più limitate rispetto alle quote inferiori , le popolazioni delle specie che si rifugeranno verso l’alto saranno destinate a diminuire .

I ghiacci.

L'aumento di temperatura porterà allo scioglimento dei ghiacci e del permafrost e ridurrà la copertura nevosa invernale in vaste aree del pianeta , l'impatto sullo scioglimento stagionale delle nevi e sulla portata dei fiumi avrà conseguenze sull'ambiente e sull'uso del suolo in aree ancora più vaste , danneggiando numerose attività umane , dall'agricoltura alla produzione di energia idroelettrica. L'IPCC indica che i cambiamenti nella criosfera saranno la più rapida e drammatica manifestazione dei mutamenti climatici . Entro il 2100 potrebbero sparire da un terzo alla metà dei ghiacciai di montagna , ridursi del 70% la durata del manto nevoso nelle Grandi Pianure degli Stati Uniti , lo scioglimento del 16% del permafrost entro il 2050 e la sua scomparsa nell'Europa Settentrionale . Sempre per tale data l'intera costa artica rimarrebbe libera dai ghiacci per cinque mesi all'anno , permettendone lo sviluppo economico .

Laghi fiumi e zone umide.

Il ciclo idrologico sarà più veloce perché le temperature più elevate aumenteranno l'evaporazione aumentando le piogge , pioverà di più soprattutto nelle regioni costiere , mentre nelle regioni più interne , specialmente ai tropici, le piogge diminuiranno. Gli ecosistemi di acqua dolce verranno colpiti anche dall'aumento della temperatura , negli Stati Uniti ad esempio l'aumento anche di soli 2 °C delle acque fredde dei fiumi ridurrebbe di un quarto gli habitat riducendo la quantità e le specie di pesci .Cambiamenti anche modesti del regime delle piogge determinano generalmente una forte variabilità del flusso favorendo inondazioni di portata inusuale che fra l'altro scavando i letti dei fiumi impoveriscono la biomassa per lunghi periodi. Le zone umide occupavano il 5% della superficie terrestre , di cui la metà sono già state fatte sparire per estrarne torba o con opere di bonifica , con l'aumento dell'evaporazione diminuiranno ulteriormente . Con un aumento di 3-4 °C l'85% delle zone umide dell'Europa meridionale scomparirebbe e le grandi foreste paludose del Borneo rimarrebbero asciutte per alcuni periodi dell'anno ; favorendo gli incendi della torba che hanno già distrutto milioni di ettari di foresta negli ultimi anni , spargendo una coltre di fumo per migliaia di chilometri. Particolarmente gravi sarebbero gli effetti nella tundra e nelle regioni artiche , dove gli strati di permafrost impediscono il drenaggio del terreno , se questi si sciogliessero vaste aree di torba si seccherebbero e l'attuale copertura di abete nero , sfagno e licheni sarebbe sostituita dall'erba.

Le zone costiere e piccole isole.

Le conseguenze di un innalzamento del livello del mare , dell'aumento della violenza delle tempeste sarebbero gravissime in queste zone , già oggi 50 milioni di persone sono soggette alle inondazioni provocate da tempeste e diventerebbero molte di più se il livello del mare si alzasse anche solo di 1 metro . Studi recenti indicano che il 17% del Bangladesh potrebbe sparire mettendo a rischio 70 milioni di persone , altrettante in Cina .In tutto il mondo l'innalzamento delle acque determinerà il ritiro della linea costiera (il 70% dei litorali è già in contrazione) mettendo in pericolo le dune sabbiose , le lagune costiere e la loro fauna .L'aumento di temperatura aumenterà il rischi di invasione di specie esotiche con conseguenze che talvolta potranno essere catastrofiche . Le barriere coralline sono a grave rischio , fra l'altro pur coprendo solo l'1% della superficie del pianeta contengono circa il 4-5% delle specie , alcune ricerche mostrano che le barriere coralline se sono in buono stato possono crescere mantenendo il passo con l'innalzamento delle acque ; dato che la temperatura ideale per la loro crescita si aggira tra i 25-28 °C sono molto sensibili ad aumenti della temperatura dell'acqua . Le temperature eccezionalmente calde registrate nei mari tropicali negli ultimi anni hanno causato un vasto fenomeno di "sbiancamento" dei coralli che se le condizioni persistono potrebbero portare alla loro morte . Gli atolli rappresentano secondo la definizione dell'IPCC "un ambiente tra i più sensibili alle variazioni climatiche a lungo termine e all'innalzamento del livello del mare".

Gli oceani.

Il riscaldamento del globo aumenterà la temperatura delle acque marine , specialmente vicino alla superficie , e modificherà le correnti oceaniche , le onde e la salinità ; anche i cambiamenti che si verificheranno sulle terre emerse influiranno sulle modificazioni negli oceani , soprattutto nelle aree costiere dove la quantità e la qualità della portata dei fiumi cambierà drasticamente , così la geografia degli ecosistemi marini subirà profondi cambiamenti , con la conseguenza del collasso di alcune zone di pesca e l'esplosione di altre a seconda di particolari eventi climatici e oceanografici locali .Nessuno sa come le correnti di risalita , che portano le sostanze nutrienti alla superficie risponderanno ai mutamenti climatici , ma si teme che il riscaldamento del pianeta possa indebolire la circolazione oceanica in generale , con una fortissima riduzione delle sostanze nutrienti che risalgono in superficie , la velocità del cambiamento sarà un fattore cruciale . Entro 50 anni afferma l'IPCC , le variazioni climatiche potrebbero diventare più importanti della pesca eccessiva come minaccia per le risorse ittiche , sarà comunque difficile distinguere i due fattori dal momento che avanzano insieme , ad esempio il crollo della pesca del merluzzo al largo delle coste del Canada è stato causato dal combinarsi dello stress ambientale e della pesca eccessiva .

L'agricoltura.

Le ricerche condotte fino ad oggi mostrano che nel complesso si avranno effetti moderati sulla produzione agricola mondiale , grazie anche all'effetto fertilizzante di una maggiore concentrazione di CO2 nell'atmosfera ; però le variazioni regionali dei mutamenti climatici produrranno sostanziali variazioni locali nei raccolti che saranno più a rischio nelle aree tropicali e subtropicali proprio dove vivono i popoli più poveri del mondo . Ai fini della valutazione del rischio di fame , malnutrizione e carestie è più importante la disponibilità locale di alimenti che la produzione mondiale , inoltre molto dipenderà dalla capacità degli agricoltori di adattarsi al cambiamento e alla crescente incertezza del clima , tutto questo potrebbe rivelarsi un peso insostenibile per i paesi in via di sviluppo situati nelle aree più critiche .

Industria e infrastrutture.

Questi sistemi soprattutto se ben strutturati dovrebbero essere più resistenti ai mutamenti climatici , considerando poi che vengono regolarmente rinnovati , potranno essere adattati ai cambiamenti , tuttavia come indica il rapporto , le infrastrutture che hanno una vita lunga , come ponti , dighe e costruzioni su coste basse sono sensibili a variazioni rapide ed all'aumento della frequenza e dell'intensità di manifestazioni climatiche estreme.

La salute

I cambiamenti climatici eserciteranno un'influenza molto vasta e dannosa sulla salute dell'uomo , con consistenti perdite di vite; nelle città , anche comprese in zone temperate , ondate di calore più lunghe e più intense causeranno la morte di migliaia di persone per problemi di cuore e di respirazione . Con l'aumento delle temperature , alcune forme di inquinamento , i pollini , le spore , le muffe diventeranno più pericolosi ; manifestazioni climatiche estese come gli uragani , uccideranno e feriranno , anche contaminando l'acqua potabile e infliggendo seri danni psicologici . In molte aree la penuria di cibo e di acqua causerà malattie e carestie .L'attuale clima già più caldo e talvolta anche più umido sta favorendo la diffusione di alcune malattie infettive come la malaria , le febbri emorragiche , la febbre gialla e l'oncocercosi al di là delle regioni dove erano endemiche ,tendenza destinata purtroppo ad intensificarsi , entro in 2100 il 60% della popolazione mondiale vivrà in zone potenzialmente malariche , compresi gli abitanti di alcune zone temperate .Gli sbalzi di pressione destinati ad intensificarsi causa l'aumento della variabilità influenzano il sistema neurovegetativo e neuroendocrino con alcune spiacevoli conseguenze : aumento della sensibilità al dolore soprattutto per chi soffre di reumatismi , dolori muscolari o ha subito fratture ossee ; possono influire anche sulla psiche con cambiamenti di umore e comportamento carenza di concentrazione ed irritabilità ,ansia e depressione.

Note conclusive

Quando si parla dell'effetto serra si pensa ad un fenomeno che riguarderà le generazioni future e che comunque se il clima cambia , in alcune zone si starà anche meglio di adesso ; l'IPCC ci dice invece che il cambiamento è già fortemente in atto e che si intensificherà , inoltre rispetto alle attività umane (e alla sopravvivenza di intere specie) il clima si deteriorerà progressivamente con effetti catastrofici in vaste aree del pianeta . La maggior parte delle persone che hanno letto queste righe fra 30 anni sarà ancora viva e si troverà ad affrontare ormai già anziane un mondo molto più difficile , dobbiamo fare uno sforzo personale per favorire concretamente tutto quanto ci potrà aiutare a cambiare strada .


La proposta

I numeri

Nell'atmosfera sono attualmente presenti 800 miliardi di tonnellate di CO2 che divise per la superficie delle terre emerse danno circa kg 5,5 di CO2 per mq , pari a kg 2 di carbonio ; come si vede nella pagina dedicata all'humus , nel mq di terreno abbiamo in media kg 3 di humus , corrispondenti a kg 1,5 di carbonio , se ne trova quindi sotto forma di humus un quantità pari al 75% di quello presente nell'atmosfera come CO2 , questi calcoli medi , pur essendo teorici , danno una sufficiente indicazione sull'ordine delle grandezze in corso . Non si considera il carbonio che costituisce la biosfera ( piante , animali , insetti , funghi , batteri ecc.),da cui tramite processi naturali, deriva l'humus Processi in cui l'uomo è intervenuto pesantemente e prevalentemente in senso contrario,favorendone la mineralizzazione ( trasformazione in CO2 , acqua e sali minerali) , tramite la desertificazione , la deforestazione , l'urbanizzazione e pratiche agricole scorrette .

CO2 trasformata in humus

Si tratta perciò di invertire il processo e trasformare una parte significativa della CO2 in humus , utilizzando le tecniche agricole opportune .In questa prospettiva il terreno va quindi visto come un ecosistema planetario interagente in modo sostanziale , non solo con la biosfera ma anche con l'atmosfera e sul quale l'uomo può intervenire correttamente, modificando così anche l'atmosfera . Questo principio generale va evidentemente adattato alle realtà pedoclimatiche locali , riportiamo comunque alcuni esempi riferiti a colture in clima temperato continentale per le quali si utilizzino tutte le corrette tecniche agricole .

Le tecniche

In agricoltura si coltiva per ottenere una produzione vendibile o comunque utilizzabile nel contesto aziendale , se invece la produzione è finalizzata al sovescio ( la massa vegetale viene prima triturata quindi lasciata appassire alcuni giorni e poi interrata ) , si mira ad un incremento della fertilità al fine di migliorare le future produzioni . La stessa tecnica può essere impiegata con lo scopo primario di "immagazzinare" la CO2 sotto forma di humus nel terreno , incrementandone nel contempo la fertilità . Dobbiamo anche considerare che oltre ad apportare nuovo humus vogliamo mantenere quello già presente , si utilizzeranno perciò tutti gli accorgimenti atti a tenere il più basso possibile l'indice di mineralizzazione e l'erosione del terreno (evitare , quanto possibile le lavorazioni , non lasciarlo mai nudo cioè privo di copertura vegetale , coltivare colture intercalari e o consociate ecc.) . Vanno quindi utilizzate colture che producano la maggior massa possibile , triturate quando il rapporto fra massa vegetale e lignificazione sia ottimale (dalla lignina si ha la maggior resa e si ottiene l'humus più duraturo) , interrate superficialmente e subito di seguito va seminata un'altra specie che se anche per motivi climatici non arriverà a maturazione , produrrà comunque della biomassa e terrà così coperto il terreno durante l'inverno o l'estate . Ad esempio si può seminare il mais in maggio con sovescio a fine settembre ottenendo ad ettaro una massa vegetale di 70 tonnellate , contenente il 30% di sostanza organica pari a 21 t con indice isoumico K1 (indice che esprime quanto humus si ottiene dalla sostanza organica di partenza ) del 20% si hanno 4,2 t di humus .Si semina quindi un erbaio autunno-primaverile con sovescio in aprile , biomassa di 43 t al 12% di sostanza organica e con K1 25% abbiamo 1,3 t di humus ; in totale 5,5 t pari a 2,75 t di carbonio annue, corrispondenti a kg 0,275 di carbonio per mq .Se si vuole invece salvaguardare la coltura principale (nell'esempio precedente portare il mais fino a maturazione per poi raccogliere la granella ) , interrando comunque i residui da cui a seconda della specie coltivata si avranno da 0,5 a 1,5 t/ha di humus e praticando le colture intercalari che nel caso degli erbai potranno essere , in relazione al ciclo biologico della coltura principale, autunno-primaverili o primaverili , da questi si otterranno altre 1-1,5 t con un totale medio di 2,5 t pari a 1,25 t di carbonio annue . Qualora invece si asportasse completamente la coltura principale e si utilizzassero solo i sovesci delle intercalari si avrebbe di media 1 t/ha pari a 0,5 t di carbonio . Da questi esempi si evidenzia chiaramente come la produzione agricola influenzi in modo determinante il ciclo del carbonio, è evidente che la rilevanza della proposta dipenderà dalla superficie che potrà essere utilizzata a tale scopo . Se ad esempio mondialmente si ponesse l'obiettivo di trasformare annualmente un miliardo di tonnellate di carbonio ( il 30% delle emissioni che rimangono nell'atmosfera) , utilizzando terreni esclusivamente finalizzati alla produzione di humus avremmo 1:2,75=364 milioni di ettari ( 9% delle terre coltivate) ; per terreni nella quale si salvaguardia la produzione principale 1:1,25=800 milioni di ettari (19% delle terre coltivate) ; per terreni nei quali si utilizzano solo le intercalari 1:0,5=2 miliardi di ettari (47% delle terre coltivate). Evidentemente va proposta una trasformazione dell'agricoltura a livello mondiale che avrà inoltre grandi ricadute positive sia per l'agricoltura che per il territorio .


Ulteriori approfondimenti:

HUMUS


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